Scrivia – Modulo 1

Scrivia – Modulo 1

Domenica 11 Maggio il Joy’s Pub di Bari ha ospitato il primo incontro di Scrivia, il Laboratorio di Scrittura Creativa realizzato da me (Luciana Manco) in collaborazione con kedos.

Dopo una prima fase di conoscenza e confidenza, siamo entrati nel vivo del primo modulo, “Parole mie”, che vedeva una breve full immersion nei generi letterari più diffusi e nelle figure retoriche più utilizzate.

Subito dopo, gli iscritti hanno scelto un testo importante per loro, lo hanno condiviso con gli altri leggendolo ad alta voce, per poi passare alla fase finale del modulo: la personalizzazione e la modifica dei testi scelti, mantenendone invariati, quanto più possibile, la musicalità, la metrica o/e il senso.

Qui di seguito possiamo leggere il risultato di questa elaborazione, che personalmente mi ha stupita ed emozionata. Non mi aspettavo, fin da subito, un così grande coinvolgimento:

 

Daniela Castagna si è ispirata a “Lettere a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke, realizzando uno scritto sulla necessità:

“La necessità di esistere. Di essere qui, e altrove. Di poter guardare anche con occhi stanchi il cielo sopra la tettoia che protegge il balcone.

Respirare, con occhi asciutti il vento fra i capelli per poter correre felice, verso quei campi già conosciuti. La necessità di bere. Acqua fresca pulita, senza pensare a nulla e fumare poi una sigaretta. Necessità unica, irresistibile. Voglia di esistere. Senza se e senza ma.”

 

Mimmo Gregorio si è ispirato a “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavese, realizzando la seguente poesia:

“Quando vedrò quei colori

Accendersi dietro i tuoi passi

Saliti giù giù al centro dei miei sogni

Saprò di essere diventato nulla

 

Nulla cha valga la pena di essere temuto

Nessun ricordo buono e nessun ricordo stanco

Niente di niente da vedere e conservare

 

Se i tuoi occhi scivoleranno sui miei pensieri

Ti accorgerai di quello che non c’era, e

Sentire

Il rumore dei giorni svaniti

Mi farà galleggiare più in là

(muto)”

 

Daniela Albanese si è ispirata alla poesia “Invictus” di William Ernest Henley, scrivendo:

“Nebbia. Nebbia fitta e bianca. L’umidità mi copre, mi penetra nelle ossa, l’aria salmastra si insinua nelle mie narici e non mi fa  respirare.

Calma assoluta. Questo mare è troppo piatto, non mi piace. Quando il mare fa così , ti sta preparando qualche trappola, sicuro al cento per cento.

Anche la luce della luna che filtra attraverso la foschia sembra troppo fredda, di un argento sinistro.

Il buio profondo, quello in cui cielo e mare sono un tutt’uno , un abisso senza fondo che si spalanca, pronto ad ingoiarti.

Quando sono da sola, qui in coperta, sola con il mare, il cielo e la luna, non ho più scuse per non guardarmi dentro, non ho più scuse per non essere io.

Chiacchiere il mare non ne vuole, con lui non puoi mentire. Niente giochetti, perchè lui è più furbo, e si vendica.

E’ per questo che tra me e il mare non c’è storia, vince sempre lui.”

 

Francesca Emilio si è ispirata al testo di “Io scriverò” di Rino Gaetano, realizzando:

“Io scriverò forse perché nel mio intimo cerco di ingannare il tempo.

Io scriverò perché a volte è bello lasciarsi guidare dal vento.

Io scriverò perché non conosco altre vie per arrivare al traguardo,

qualunque esso sia, qualunque sia il viaggio.

Io scriverò e mi sazierò di ogni storia,

ogni parola sarà libera di diventare nota,

maggiore o minore, precisa o stonata.

Io scriverò perché non sono capace di smettere,

perché so pulsare solo con il suono ridondante della penna che lascia

tracce di vita attraverso l’inchiostro.

Io scriverò per raccontare le mie e le altrui verità,

perché con i miei occhi voglio alleggerire il peso del marcio che è nel mondo.

Io scriverò per scuotere le coscienze,

per dire tanto e per dire niente,

per imparare a sentirmi meno sola tra la gente.

Io scriverò per cantare, per riuscire ad emozionare

quella parte di me che non vuole provare a volare

perché non crede di potersi meritare

quel che di bello ogni attimo ha da regalare.

Io scriverò, forse perché cerco di ingannare il tempo,

perché credo che scrivere proietterà

ogni attimo nell’eterno e mi farà sorridere anche quando

 le mie giornate saranno un inferno.”

 

ANIV si è ispirata ad una poesia di Nazim Hikmet, “Durante tutto il viaggio”, scrivendo un testo intitolato “Mattino“:

“Al mattino, aprendo gli occhi, non ti sento accanto a me. Il nostro angolo in cuccetta è inondato di luce, dal finestrino entra un soffio di vento.

Mi stiracchio, mi giro e rigiro, pregustando la nuova bella giornata da trascorrere insieme. A te piace lasciarmi dormire, avrai certamente fatto tutte le manovre da solo, studiando le fasi nel minimo dettaglio. Ti chiamo, ti richiamo; assorto nella guida a motore del catamarano, non mi senti. Chissà dove andremo quest’oggi? Navigheremo sempre? Ci fermeremo? E’ come sempre una sorpresa: dipende anche dal vento e dal mare!

Mi alzo.

“Amore, hai preso il caffè, hai fatto colazione?”

“No, aspettavo te”

“Allora preparo io”

“Gira lentamente l’orzo nel latte della mia tazza, Non abbiamo messo in uso il frullino, non ho comprato le batterie, anzi scrivi nell’elenco delle cose da fare.”

Preparo. Porto il caffè, il latte con l’orzo, i biscotti nel pozzetto, dove c’è già la mia sediolina aperta; apprezzo l’aria frizzantina e ti bacio.

“Buongiorno! Metti il pilota automatico e facciamo colazione!”

“Certamente!”. Mentre vai in coperta, guardo intorno, si avverte la tipica calma delle calde giornate di estate e l’attesa del momento in cui tutto sarà rovente.

Uscendo mi baci perché sono finalmente con te in un’altra avventura.

Ti chiedo: “Dove andremo?”

“Vedrai che bel tratto di costa ti farò conoscere.”

Riporto il vassoio con le tazze nel cucinino e lavo facendo attenzione al consumo dell’acqua mentre tu non puoi fare a meno di sbirciare dal finestrino sopra il lavandino, per controllare se il lavaggio è economico ed ecologico: “Ricorda che non abbiamo molta acqua!”

Ritorno nel pozzetto e vedo già pronto il secchione pieno di acqua di mare per la mia prima doccia in viaggio. Come ti piace versarmelo addosso; come mi piace sentire l’acqua fresca scorrere sul mio corpo mentre brividi lo percorrono.

Cominciando il nostro viaggio, comincia la “nostra talassoterapia”.

E’ ancora presto per asciugarsi al calore del sole, mi avvolgi con il telo e mi chiedi: “Come va?”

“Bene, benissimo”.

Guardo l’orizzonte argentato, il mare appena increspato; mi giro e la terra è quasi una striscia. Mi avvicino e mentre mi stringi, ti annuso, mi “sento a casa”, come sempre.”

 

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